Differenze tra lavoro remoto, telelavoro e smart working: guida completa ai diritti e doveri in Italia
- Giuliano Turrina
- 11 set
- Tempo di lettura: 6 min
Negli ultimi anni, e soprattutto dopo la pandemia, termini come lavoro remoto, telelavoro e smart working sono entrati nel linguaggio di tutti i giorni. Spesso però vengono usati come sinonimi, creando confusione.
In realtà indicano modalità molto diverse tra loro, con regole precise, diritti specifici e implicazioni anche sullo stipendio e sull’organizzazione della giornata lavorativa.
Questa guida nasce proprio per fare chiarezza, così che ogni lavoratore possa capire quali sono le differenze, quali diritti ha, e cosa può aspettarsi quando lavora da casa, in coworking o in modalità agile.

Cos’è il lavoro remoto
Partiamo dal termine più generico: lavoro remoto.
Si parla di lavoro remoto ogni volta che un’attività viene svolta fuori dalla sede aziendale. Non importa se da casa, da una biblioteca o da uno spazio di coworking: se non sei in ufficio, stai lavorando in remoto.
Non esiste una normativa specifica che regola questa modalità, perché è un concetto “ombrello” che racchiude sia il telelavoro che lo smart working. È quindi utile pensarlo come una definizione ampia e non vincolante.
Cos’è il telelavoro
Il telelavoro è la forma più “tradizionale” di lavoro da casa. È nato negli anni ’70 per ridurre i costi di pendolarismo e migliorare la produttività, e in Italia è regolato da accordi europei e nazionali (Accordo quadro UE del 2002, recepito nel 2004; nel settore pubblico dal D.P.R. 70/1999).
Caratteristiche principali del telelavoro
Orari rigidi: il telelavoratore segue lo stesso orario di chi lavora in sede.
Luogo fisso: di solito la propria abitazione o una postazione concordata.
Strumenti forniti dall’azienda: pc, telefono, connessione e perfino spese energetiche sono a carico del datore di lavoro.
Diritti e doveri: stesso stipendio, benefit, ferie e tutele di chi lavora in ufficio.
Controllo e sicurezza: l’azienda resta responsabile della salute e sicurezza del lavoratore, anche se opera da casa.
Vantaggi e limiti
Il telelavoro riduce i tempi e i costi del pendolarismo e permette all’azienda di tagliare spese fisse, ma ha poca flessibilità. In pratica cambia solo il luogo, non l’organizzazione: stessa scrivania, stessi orari, solo spostata a casa.
Cos’è lo smart working (lavoro agile)
Lo smart working, o lavoro agile, è l’evoluzione moderna del telelavoro. In Italia è regolato dalla Legge 81/2017 ed è pensato per dare massima flessibilità ai lavoratori, senza vincoli rigidi di tempo o di luogo.
Caratteristiche principali dello smart working
Niente vincoli di orario e luogo: si lavora dove si vuole e quando si vuole, purché vengano rispettati obiettivi e scadenze.
Accordo scritto obbligatorio: dal 2024 per attivare lo smart working serve un accordo individuale tra datore e dipendente.
Stesso trattamento economico: stipendio, benefit, formazione e opportunità di carriera devono essere identici a quelli dei colleghi in ufficio.
Autonomia e responsabilità: conta il risultato, non le ore passate davanti al pc.
Rimborsi spese: in alcuni casi il datore può riconoscere rimborsi esentasse per spese legate al lavoro da casa (es. connessione internet, energia).
Vantaggi e rischi
Lo smart working offre più libertà, più equilibrio tra vita privata e lavoro e può aumentare la produttività. Tuttavia, può portare a isolamento, difficoltà nel separare lavoro e vita privata e rischio di “iper-connessione”.
Differenze tra telelavoro e smart working
Ecco un confronto chiaro:
Aspetto | Telelavoro | Smart Working |
Orario | Uguale a quello in ufficio | Flessibile, basato su obiettivi |
Luogo | Fisso (di solito casa) | Ovunque (casa, coworking, bar, ecc.) |
Accordo | Necessario, ma più rigido | Necessario, scritto e personalizzato |
Strumenti | Forniti dall’azienda | Possibili rimborsi spese |
Stipendio e diritti | Uguali all’ufficio | Uguali all’ufficio |
Controllo aziendale | Più forte | Più basato sulla fiducia |
Normativa | Accordi UE e nazionali | Legge 81/2017 |
Cosa cambia sugli stipendi e sui diritti
Una delle domande più frequenti è: “Lo smart working fa guadagnare meno?”La risposta è no. Per legge, lo stipendio e i diritti sono identici a quelli dei colleghi in ufficio.
In più:
I telelavoratori hanno diritto agli stessi benefit, ferie e progressioni di carriera.
Gli smart worker non possono essere penalizzati e, in alcuni casi, possono ottenere rimborsi esentasse per le spese sostenute da casa.
In entrambi i casi valgono le stesse regole di sicurezza sul lavoro e di privacy.
Quale scegliere?
Dipende dalle tue esigenze:
Se cerchi routine, orari chiari e sicurezza totale, il telelavoro può essere la scelta giusta.
Se invece vuoi autonomia, flessibilità e un’organizzazione per obiettivi, lo smart working è più adatto.
Capire le differenze tra lavoro remoto, telelavoro e smart working è fondamentale non solo per i lavoratori, ma anche per le aziende che vogliono restare competitive.Il telelavoro rappresenta la tradizione, con regole chiare e poche variabili. Lo smart working, invece, è il presente e il futuro del lavoro: flessibile, digitale e orientato ai risultati.
L’importante è sapere che in ogni caso i tuoi diritti, lo stipendio e le tutele restano garantiti.
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