Salute mentale e tecnostress sul lavoro: cosa cambia nel 2025 tra INAIL, smart working e diritto alla disconnessione
- Giuliano Turrina
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 7 min
La salute mentale nei luoghi di lavoro non è più un tema secondario. Oggi, per molte aziende, il punto critico non è solo lo stress “tradizionale”, ma anche il peso della connessione continua, delle notifiche costanti, del lavoro ibrido e della difficoltà di separare tempi di vita e tempi di lavoro. In questo scenario, il tecnostress è diventato uno dei temi più attuali della medicina del lavoro. La valutazione dello stress lavoro-correlato rientra già da anni negli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008, e nel 2025 l’INAIL ha pubblicato un modulo contestualizzato dedicato proprio al lavoro da remoto e all’innovazione tecnologica.

Cos’è il tecnostress e perché riguarda sempre più persone
Quando si parla di tecnostress, si parla dell’impatto che le tecnologie possono avere sul benessere psicologico e organizzativo. Non conta solo quante ore si lavora, ma anche come si lavora: velocità imposta dagli strumenti digitali, richiesta di reperibilità continua, invasione del lavoro nella vita privata, difficoltà ad adattarsi a nuove piattaforme, isolamento nei team da remoto, problemi di coordinamento e confini sempre più sfumati tra casa e ufficio. L’INAIL, nel monografico pubblicato ad aprile 2025, richiama proprio questi fattori, citando tra i rischi emergenti l’iperconnessione, il conflitto casa-lavoro, l’eccessiva connessione e il cosiddetto tecnostress.
INAIL 2025: cosa cambia davvero nella valutazione del rischio
La novità del 2025 è molto rilevante, ma va spiegata bene. L’INAIL ha pubblicato un modulo contestualizzato al lavoro da remoto e all’innovazione tecnologica e, a fine maggio 2025, ha aggiornato anche la propria piattaforma online per consentire alle aziende di elaborare questi dati integrativi. Tuttavia, la stessa fonte ufficiale precisa che l’uso di queste implementazioni non rappresenta un obbligo per il datore di lavoro e che questo approfondimento non costituisce di per sé un aggiornamento della valutazione del rischio stress lavoro-correlato ai sensi del D.Lgs. 81/2008. In altre parole: l’obbligo di valutare il rischio stress esiste già; il nuovo modulo aiuta a farlo meglio quando smart working, tecnologie digitali e lavoro ibrido hanno un peso concreto nell’organizzazione aziendale.
Quali aspetti considera il nuovo modulo INAIL
Nella fase preliminare, il modulo integrativo introduce indicatori molto concreti: adeguatezza della dotazione tecnologica, formazione e aggiornamento sugli strumenti digitali, informazione sul lavoro da remoto, coordinamento con il responsabile, corretta individuazione delle attività compatibili con il lavoro da remoto, procedure per tutelare il diritto alla disconnessione e informativa su salute e sicurezza. Nella fase approfondita, invece, l’INAIL misura dimensioni come il carico di lavoro dovuto alle tecnologie, l’invasione delle tecnologie nella vita personale, la complessità degli strumenti, il conflitto casa-lavoro, le criticità del lavoro da remoto e la qualità delle interazioni con responsabili e colleghi. È un cambio di prospettiva importante: non si guarda più solo allo stress in senso generale, ma anche ai fattori organizzativi e digitali che lo alimentano.
Diritto alla disconnessione: perché oggi è centrale
Il cosiddetto diritto alla disconnessione è diventato il punto di equilibrio tra produttività e tutela della salute mentale. In Italia, la legge sul lavoro agile prevede che l’accordo individuale debba indicare i tempi di riposo del lavoratore e le misure tecniche e organizzative necessarie ad assicurare la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche. Inoltre, il Protocollo nazionale sul lavoro agile nel settore privato chiarisce che la prestazione può essere organizzata in fasce orarie, ma deve essere sempre individuata una fascia di disconnessione nella quale il lavoratore non eroga la prestazione, con misure tecniche e organizzative adeguate a garantirla.
Esiste oggi una legge generale sul diritto alla disconnessione?
Ad oggi, le fonti ufficiali disponibili indicano che in Italia non esiste ancora una disciplina organica generale del diritto alla disconnessione valida in modo uniforme per tutti i rapporti di lavoro. Un report ufficiale pubblicato dal Ministero del Lavoro nel 2025 afferma che le modalità di esercizio della disconnessione restano affidate soprattutto agli accordi individuali e alla contrattazione collettiva, in particolare nel lavoro agile. Sul piano parlamentare, il disegno di legge S.1290 sul diritto alla disconnessione risulta assegnato al Senato, ma non ancora trasformato in legge generale.
Cosa significa tutto questo per le aziende
Per le aziende del terziario, degli uffici e delle attività a forte componente digitale, il messaggio è chiaro: non basta più dire che “siamo sempre raggiungibili”. Serve una regola organizzativa. Questo significa definire fasce di contattabilità, limitare email e messaggi fuori orario salvo urgenze reali o reperibilità concordata, formare responsabili e team sull’uso corretto degli strumenti digitali, verificare che il carico di lavoro sia sostenibile, prevenire l’isolamento nei gruppi da remoto e inserire procedure semplici ma chiare sul diritto alla disconnessione. È esattamente la logica indicata dal Protocollo sul lavoro agile e dagli strumenti integrativi INAIL.
Il ruolo della medicina del lavoro
Dal punto di vista della medicina del lavoro, il tecnostress non va letto come un problema “personale” del singolo lavoratore, ma come un possibile effetto dell’organizzazione del lavoro. Per questo la prevenzione funziona quando coinvolge datore di lavoro, RSPP, HR, preposti, medico competente e lavoratori. Il punto non è demonizzare smart working, chat o strumenti digitali. Il punto è usarli senza trasformare la flessibilità in reperibilità permanente. Anche l’INAIL sottolinea che lavoro da remoto e innovazione tecnologica possono portare benefici, ma solo se implementati in modo corretto e accompagnati da misure organizzative adeguate.
Nel 2025 il tema della salute mentale sul lavoro è diventato più concreto, più misurabile e più operativo. L’aggiornamento INAIL ha dato alle aziende strumenti più adatti a leggere i rischi legati a smart working, iperconnessione e innovazione tecnologica. Parallelamente, il diritto alla disconnessione si conferma una leva fondamentale di prevenzione: non solo per rispettare i tempi di riposo, ma anche per ridurre ansia da prestazione, sovraccarico mentale e rischio burnout. Per questo oggi parlare di tecnostress non significa seguire una moda, ma fare vera prevenzione in medicina del lavoro.
FAQ SEO
Il tecnostress va considerato nel DVR?
La valutazione del rischio stress lavoro-correlato rientra negli obblighi del D.Lgs. 81/2008. Il modulo INAIL 2025 non crea un obbligo nuovo e separato, ma offre strumenti integrativi utili quando il lavoro da remoto e la tecnologia hanno un impatto organizzativo rilevante.
Il datore di lavoro può inviare email o messaggi fuori orario?
Non esiste una regola unica uguale per tutti i casi, ma nel lavoro agile accordi e organizzazione devono prevedere tempi di riposo e misure di disconnessione. Il Protocollo nazionale richiede una fascia di disconnessione e misure tecniche o organizzative per renderla effettiva.
Il nuovo modulo INAIL 2025 è obbligatorio?
No. La fonte INAIL precisa che si tratta di strumenti integrativi di approfondimento, non obbligatori e con calcolo indipendente rispetto alla metodologia standard.
Quali sono i segnali organizzativi da non sottovalutare?
Tra i fattori più rilevanti ci sono il carico di lavoro generato dalle tecnologie, l’invasione del lavoro nella vita privata, il conflitto casa-lavoro, la complessità degli strumenti, i problemi tecnici, l’isolamento e la difficoltà di interazione nei team da remoto.
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