Sicurezza nella logistica e nel settore terziario a Verona: cosa cambia nel 2025
- Giuliano Turrina
- 13 apr
- Tempo di lettura: 7 min
Verona è uno dei nodi logistici più importanti d’Italia. Il Quadrante Europa movimenta ogni anno oltre 8 milioni di tonnellate di merci su ferrovia e 20 milioni su gomma, ospita più di 120 aziende e coinvolge circa 13.000 addetti diretti e indiretti. In un contesto di questa dimensione, parlare di medicina del lavoro e sicurezza non è un adempimento burocratico: è una necessità concreta, quotidiana e strategica.

Cosa cambia con il Piano Integrato 2025
Con il Decreto del Ministero del Lavoro del 17 dicembre 2024 è stato adottato il Piano integrato per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro 2025, operativo per tutto l’anno. Il piano punta su prevenzione, campagne informative, vigilanza straordinaria e interscambio delle banche dati tra gli enti coinvolti nei controlli. Nei monitoraggi ufficiali del 2025 il Ministero conferma inoltre lo sviluppo del sistema “SINP Vigilanza”, coordinato con INAIL, Ispettorato nazionale del lavoro e Regioni, tra cui il Veneto nella prima fase di interoperabilità.
Perché Verona è un osservatorio privilegiato
Nel territorio veronese il tema è ancora più centrale. Lo SPISAL dell’ULSS 9 Scaligera ha inserito la logistica tra i comparti strategici dei Piani Mirati di Prevenzione, con un modello che unisce assistenza alle imprese, autovalutazione, formazione, vigilanza e verifica di efficacia. È un segnale importante: nei magazzini, negli hub distributivi e nelle attività in appalto la sicurezza non dipende solo dalle regole scritte, ma dalla qualità reale dell’organizzazione del lavoro.
Interazione uomo-macchina: il nuovo fronte della prevenzione
La vera svolta non riguarda più soltanto il muletto tradizionale. Nei magazzini e negli ambienti ad alta intensità operativa stanno aumentando cobot, robot intelligenti e veicoli autonomi o semi-autonomi. EU-OSHA evidenzia che i robot mobili e gli autonomous vehicles sono sempre più presenti proprio nella logistica e nel warehousing, e che la relazione tra persona e macchina va letta in termini di coesistenza, cooperazione e collaborazione. Questo cambia in profondità la valutazione dei rischi: servono percorsi separati o protetti, priorità di passaggio, procedure di emergenza, segnaletica, sensori, manutenzione e istruzioni operative molto più evolute rispetto al passato.
Per la medicina del lavoro il punto è decisivo. Non basta più accertare l’idoneità alla mansione in senso classico. Occorre leggere il lavoro reale, cioè il modo in cui il lavoratore interagisce con mezzi, layout, software, ritmi e sistemi automatici. Le fonti europee sulla sicurezza nel lavoro digitale insistono infatti su due principi chiave: mettere i lavoratori al centro del processo e accompagnare ogni innovazione con dialogo, addestramento e comunicazione chiara.
Ergonomia e patologie muscolo-scheletriche: il rischio che resta
Anche quando l’azienda investe in automazione, il rischio ergonomico non scompare. I disturbi muscolo-scheletrici restano tra i problemi di salute lavoro-correlati più comuni e sono legati non solo alla movimentazione dei carichi, ma anche a movimenti ripetitivi, posture incongrue, tempi serrati e fattori organizzativi. Nella logistica questo significa picking, torsioni, spinta e traino, sollevamenti, permanenza prolungata in piedi e micro-movimenti ripetuti. Nel settore terziario significa invece spesso postazioni VDT scorrette, sedentarietà prolungata e sovraccarico organizzativo che peggiora la tenuta fisica nel tempo.
Per questo la prevenzione efficace non può fermarsi alla sorveglianza sanitaria. Serve ripensare il lavoro: altezza dei piani, disposizione dei materiali, rotazione delle mansioni, pause ben progettate, layout più fluidi, indicatori precoci di affaticamento e un confronto costante tra datore di lavoro, RSPP, preposti e medico competente. È la stessa logica dei Piani Mirati di Prevenzione: assistenza, controllo e miglioramento concreto dell’organizzazione.
Esoscheletri passivi: opportunità da valutare con metodo
In questo scenario si affacciano anche esoscheletri passivi e altri dispositivi wearable. Le fonti EU-OSHA li collocano tra le tecnologie che possono supportare la gestione della salute e sicurezza sul lavoro, contribuendo a ridurre alcuni carichi fisici e a raccogliere informazioni utili per migliorare procedure e progettazione delle postazioni. Ma il punto fondamentale è un altro: questi strumenti non sostituiscono le misure di prevenzione già esistenti. Devono essere inseriti in un sistema coerente, dentro una valutazione seria del rischio e nel rispetto della gerarchia dei controlli.
Anche il terziario deve aggiornare il proprio approccio
Quando si parla di sicurezza, il settore terziario viene spesso percepito come meno esposto rispetto alla logistica. In realtà non è così. Le fonti europee sulla digitalizzazione del lavoro ricordano che anche nei settori a rischio più basso, come l’office work, i sistemi di monitoraggio e prevenzione devono considerare rischi ergonomici, fattori psicosociali e modalità operative concrete. Questo significa che uffici, commercio, servizi, reception, back office e attività amministrative hanno bisogno di una prevenzione più moderna, non solo documentale.
Cosa devono fare oggi le aziende di Verona
Per le imprese veronesi della logistica e del terziario la direzione è chiara: aggiornare il DVR in base ai nuovi scenari, superare la logica della formazione minima, integrare ergonomia e organizzazione del lavoro, gestire le interferenze uomo-macchina e coinvolgere il medico competente nei processi decisionali in modo più sostanziale. In una città come Verona, dove la logistica è una leva economica strutturale, la sicurezza sul lavoro diventa un indicatore di qualità aziendale, continuità operativa e sostenibilità.
Nel 2025 la sicurezza nella logistica e nel settore terziario non si gioca più soltanto sul rispetto formale delle norme. Si gioca sulla capacità di prevenire infortuni e malattie professionali in ambienti complessi, veloci e tecnologicamente evoluti. A Verona questo passaggio è ancora più evidente: qui organizzazione del lavoro, innovazione e tutela della salute devono procedere insieme.
FAQ SEO
Quali sono oggi i principali rischi nella logistica a Verona?
I rischi principali riguardano viabilità interna, interferenze tra persone e mezzi, movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue, movimenti ripetitivi e convivenza con sistemi automatizzati come cobot e veicoli autonomi.
Il patentino del muletto è ancora sufficiente?
No. Oggi, nei contesti più evoluti, serve anche una formazione specifica sulla convivenza con macchine intelligenti, sulle interferenze, sulle procedure di emergenza e sull’uso corretto delle nuove tecnologie presenti in magazzino.
Gli esoscheletri risolvono da soli il problema ergonomico?
No. Possono aiutare in alcune attività, ma non sostituiscono il ridisegno del lavoro, la valutazione del rischio, la formazione e le altre misure di prevenzione già previste dall’organizzazione aziendale.
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