Stress Lavoro-Correlato e Retention: perché il benessere dei dipendenti è importante
- Giuliano Turrina
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 9 min
Il Punto della Situazione: Lo Stress nei Luoghi di Lavoro Italiani

I numeri parlano chiaro. Secondo il Rapporto Gallup "State of the Global Workplace 2025", il 41% dei lavoratori nel mondo ha sperimentato livelli elevati di stress il giorno precedente all'intervista. In Italia la situazione è ancora più critica: un recente report di maggio 2026 indica che il 51% dei lavoratori italiani si dichiara sotto pressione, con soli l'11% che si sente pienamente coinvolto nel proprio lavoro.
Non si tratta di una percezione soggettiva. L'8° Rapporto Censis-Eudaimon (febbraio 2025) ha rilevato che il 31,8% dei dipendenti italiani manifesta sintomi riconducibili al burnout, con una incidenza più alta tra i giovani. E le persone che hanno segnalato disagio lavorativo sono aumentate del 109,7% nel primo quadrimestre del 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023.
Questi dati hanno conseguenze concrete e misurabili per le aziende, a partire da un fenomeno che le organizzazioni tendono spesso a sottovalutare: la perdita di talenti.
Stress e Turnover: Un Legame Diretto e Costoso
Circa un quinto del turnover aziendale è direttamente imputabile allo stress lavorativo. Quando un dipendente non riesce a gestire la pressione accumulata, la risposta più frequente è la ricerca di un'altra occupazione: secondo un'analisi di Fiscal Focus, un italiano su due sotto stress è alla ricerca attiva di un nuovo lavoro.
Il problema non è solo umano — è economico. Sostituire un dipendente costa mediamente tre volte il suo stipendio annuo, se si sommano i costi di ricerca e selezione, il tempo di onboarding, la perdita di competenze tecniche e l'impatto sul morale del team. A livello macroeconomico, un report OCSE del 2025 stima che la cattiva salute mentale costi all'Italia circa il 3,5% del PIL annuo, tra spese sanitarie, assenteismo e calo di produttività.
Sul piano aziendale, le perdite si quantificano in circa 3 miliardi di euro l'anno tra assenteismo, presenteismo (lavorare pur essendo poco produttivi a causa del malessere) e turnover riconducibili allo stress.
Cosa Dice la Legge: Il Quadro Normativo Italiano
Lo stress lavoro-correlato non è solo un tema etico o di buona gestione delle risorse umane. In Italia è un obbligo di legge.
L'articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 (il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro) impone che la valutazione dei rischi comprenda tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, inclusi quelli legati allo stress lavoro-correlato, in conformità all'Accordo Europeo dell'8 ottobre 2004.
Tale accordo definisce lo stress come "uno stato accompagnato da malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali che deriva dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare i gap rispetto alle richieste o alle aspettative nei loro confronti".
L'obbligo di valutazione è diventato pienamente operativo a partire dal 1° agosto 2010, con l'introduzione dell'articolo 28, comma 1-bis, da parte del D.Lgs. 106/2009.
Le novità del 2025: la piattaforma INAIL aggiornata
Nel 2025 l'INAIL ha aggiornato la propria piattaforma per la valutazione e la gestione del rischio da stress lavoro-correlato. Le novità più rilevanti riguardano l'integrazione di dimensioni specifiche legate al lavoro da remoto e alle nuove tecnologie, tra cui:
iper-connessione e difficoltà a "staccare" dal lavoro
confini sfumati tra vita lavorativa e vita privata
carico cognitivo aumentato dalla moltiplicazione degli strumenti digitali
comunicazione virtuale e isolamento relazionale
Questi aggiornamenti riflettono una realtà lavorativa profondamente cambiata dopo la pandemia, in cui il rischio psicosociale si è spostato anche all'interno delle mura domestiche.
Riconoscere i Segnali: Sintomi e Fattori di Rischio
La valutazione del rischio da stress lavoro-correlato parte dall'identificazione dei fattori scatenanti, che si dividono in due grandi categorie.
Fattori legati al contesto lavorativo:
Cultura organizzativa poco chiara o conflittuale
Ruolo ambiguo o sovraccarico di responsabilità
Scarse opportunità di carriera
Relazioni interpersonali difficili (incluso il rischio di mobbing)
Scarsa autonomia decisionale
Mancanza di equilibrio tra lavoro e vita privata
Fattori legati al contenuto del lavoro:
Carichi e ritmi di lavoro eccessivi
Orari rigidi o imprevedibili
Ambiente fisico inadeguato
Compiti ripetitivi, poco significativi o, al contrario, troppo complessi
Utilizzo di strumenti inadeguati
I sintomi nei lavoratori possono manifestarsi su tre livelli:
Fisico: affaticamento cronico, cefalee, disturbi del sonno, problemi gastrointestinali
Psicologico: ansia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, senso di impotenza, burnout
Comportamentale: assenteismo, aumento degli errori, conflittualità, isolamento, ricorso a sostanze
A livello aziendale, i segnali organizzativi da monitorare includono l'aumento del tasso di assenteismo, l'incremento degli infortuni, la riduzione della qualità del lavoro e l'aumento delle dimissioni volontarie.
Stress Lavoro-Correlato come Leva Strategica: Il Cambio di Prospettiva
Per molti anni le aziende hanno affrontato lo stress lavoro-correlato come un adempimento burocratico: redigere il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), spuntare la casella e andare avanti. Questa visione è non solo sbagliata dal punto di vista etico, ma anche controproducente sul piano economico.
Nel 2025, il tema è tornato al centro dell'agenda aziendale con una chiave di lettura diversa: il benessere psicologico dei lavoratori è un fattore competitivo. Le aziende con alti livelli di engagement dei dipendenti registrano una produttività superiore del 21% e una riduzione significativa del turnover (dati Gallup).
Investire nella prevenzione dello stress non significa solo evitare sanzioni o contenere i costi dell'assenteismo. Significa costruire un'organizzazione più resiliente, attrattiva e capace di trattenere le persone migliori.
Strategie Efficaci per Ridurre lo Stress e Migliorare la Retention
Le aziende che affrontano strutturalmente il rischio psicosociale adottano un approccio a più livelli.
1. Valutazione periodica e monitoraggio continuo
Il primo passo è la valutazione del rischio secondo la metodologia INAIL, che prevede un'analisi preliminare degli indicatori oggettivi (assenteismo, turnover, infortuni) e, se necessario, un approfondimento con questionari validati. La valutazione non deve essere un'attività una tantum, ma un processo ricorrente e aggiornato in presenza di cambiamenti organizzativi significativi.
2. Formazione per manager e responsabili
I manager di prima linea sono il principale punto di contatto tra l'organizzazione e le persone. Una leadership consapevole, formata a riconoscere i segnali di disagio e a gestire i carichi di lavoro in modo equilibrato, è uno degli interventi più efficaci sulla prevenzione del burnout.
3. Supporto psicologico aziendale
Sempre più aziende attivano programmi di Employee Assistance Program (EAP) o percorsi di supporto psicologico a accesso diretto per i dipendenti. Questi strumenti offrono uno spazio di ascolto professionale riservato, riducono il tabù legato alla salute mentale in azienda e consentono interventi precoci prima che il disagio si cronicizzi.
4. Flessibilità organizzativa
L'introduzione di forme di lavoro flessibile — smart working, orari modulabili, settimane compresse — può ridurre significativamente lo stress legato alla conciliazione tra vita lavorativa e vita privata. Tuttavia, come suggerisce l'aggiornamento INAIL 2025, la flessibilità deve essere accompagnata da politiche chiare sul diritto alla disconnessione e da strumenti adeguati per evitare l'iper-connessione.
5. Clima organizzativo e riconoscimento
Un ambiente in cui le persone si sentono ascoltate, valorizzate e riconosciute nel loro contributo è un potente antidoto allo stress. Questo passa da processi strutturati di feedback, politiche di equità salariale, opportunità di crescita professionale e, più in generale, da una cultura aziendale che tratta le persone come persone.
Il Ruolo del Medico Competente e del RSPP
In questo scenario, la medicina del lavoro svolge un ruolo centrale che va ben oltre la sorveglianza sanitaria obbligatoria. Il Medico Competente, in collaborazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), partecipa alla valutazione del rischio psicosociale, contribuisce all'interpretazione dei dati sanitari aggregati e può proporre misure correttive all'azienda.
Una buona pratica è quella di integrare le informazioni anonimizzate della sorveglianza sanitaria con i dati organizzativi (assenteismo, turnover, segnalazioni) per costruire una fotografia completa del benessere aziendale, su cui fondare interventi mirati ed efficaci.
Domande Frequenti (FAQ)
Cosa si intende per stress lavoro-correlato? Lo stress lavoro-correlato è uno stato di malessere fisico, psicologico e sociale che si manifesta quando le richieste lavorative superano le risorse e le capacità di risposta del lavoratore. È riconosciuto dalla normativa italiana come un rischio professionale da valutare obbligatoriamente.
Chi è obbligato a valutare il rischio da stress lavoro-correlato? Tutti i datori di lavoro, indipendentemente dal settore e dalle dimensioni aziendali, sono tenuti a valutare il rischio da stress lavoro-correlato ai sensi dell'articolo 28 del D.Lgs. 81/2008.
Quali sono le sanzioni per chi non effettua la valutazione del rischio stress? Il mancato inserimento della valutazione del rischio da stress nel DVR può comportare sanzioni penali e amministrative a carico del datore di lavoro, tra cui arresto e ammenda, ai sensi del D.Lgs. 81/2008.
Qual è la differenza tra stress e burnout? Lo stress lavoro-correlato è una risposta adattiva a richieste eccessive che, se prolungata nel tempo, può evolvere in burnout. Il burnout è una sindrome da esaurimento emotivo, depersonalizzazione e riduzione del senso di efficacia personale, riconosciuta dall'OMS come fenomeno occupazionale.
Come si misura il ritorno sull'investimento di un programma di benessere aziendale? I principali indicatori includono la riduzione del tasso di assenteismo, la diminuzione del turnover, il miglioramento degli indici di engagement, la riduzione degli infortuni e, nel medio periodo, l'aumento della produttività. Studi internazionali indicano che ogni euro investito in programmi di benessere mentale genera un ritorno medio di 5 euro in termini di produttività recuperata.
Conclusione: Dalla Compliance alla Cultura
Lo stress lavoro-correlato non è un problema che si risolve con un documento. È un fenomeno sistemico che richiede un cambiamento culturale, investimenti strutturati e il coinvolgimento di tutte le figure della prevenzione — dal datore di lavoro al medico competente, dai manager ai lavoratori stessi.
Le aziende che scelgono di affrontarlo in modo proattivo non solo rispettano la legge: costruiscono un vantaggio competitivo reale, riducono i costi nascosti del malessere organizzativo e diventano luoghi in cui le persone scelgono di restare.
In un mercato del lavoro sempre più competitivo, la retention non si compra con i benefit. Si costruisce ogni giorno, con la qualità dell'ambiente di lavoro che si è capaci di offrire.
Fonti principali:
D.Lgs. 81/2008, art. 28 – Testo Unico Salute e Sicurezza sul Lavoro
Accordo Europeo sullo stress nei luoghi di lavoro, 8 ottobre 2004
8° Rapporto Censis-Eudaimon sul benessere aziendale, febbraio 2025
Gallup, State of the Global Workplace 2025
OCSE, Rapporto sulla salute mentale e lavoro 2025
INAIL – Piattaforma per la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, aggiornamento 2025
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